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In questo articolo vorrei partire dalla mia esperienza come Operatrice del Prana e cercare di arrivare a condividere con voi la mia lettura del momento attuale che passa proprio attraverso questa lente del mio vissuto personale.

In una seduta di pranoterapia ovviamente c’è la donazione di prana:  il prana viene infuso nel ricevente grazie alla intenzione e al pensiero dell’operatore. il Prana è bioenergia, una energia che permea il vivente e ne sostiene le funzioni. Ma nella seduta si può verificare anche un’altra esperienza a mio avviso fondamentale, in maniera collaterale alla donazione pranica.

Ci sono dei momenti nella seduta nei quali apparentemente non succede niente. Ovviamente la persona sta sul lettino e non è attiva; ma anche l’operatore non fa niente. Non manipola, non massaggia, non sfrega, non stimola dei punti, non muove neanche le mani … potrebbe anche non toccare la persona. Non parla, nessuno dice niente  … fondamentalmente non fa niente. Sta semplicemente in uno stato di presenza.

Proprio grazie a questo campo di presenza, si crea un setting, una condizione grazie alla quale si può sviluppare nel cliente un certo tipo di esperienza, molto interessante, molto importante. Potrebbe essere definita una esperienza di picco, una esperienza intensa dove si sperimenta uno stato che va poi a influenzare la nostra percezione di noi stessi, del mondo e del senso profondo della nostra esistenza.

Non si può indurre nella persona, è una esperienza che si origina nella persona e non si può forzare. Si verifica quando ci sono determinate condizioni. Quindi il lavoro dell’operatore sta proprio nel saper creare queste condizioni. Devono esserci condizioni anche ambientali di un certo tipo ma soprattutto condizioni interiori. In particolare è fondamentale la creazione di un campo, di una presenza che permette alla persona di abbandonarsi.

Infatti, dato le giuste condizioni, quello che permette l’esperienza di picco è la capacità del cliente di sprofondare in sé stesso. La persona si abbandona ma non dorme. La nostra esperienza quotidiana si sviluppa tra il sogno e la veglia ma qui non c’è né la veglia come noi la conosciamo né il sonno e ovviamente non c’è neanche il sogno. Può essere una condizione più assimilabile al sogno lucido, possono esserci esperienze visive ma fluiscono come in sogno, senza intenzione di veicolare o indirizzare l’attività sebbene vi sia una presenza vigile che osserva.

Questo stato di profondo rilassamento è raro perché nei nostri ambienti non abbiamo il setting, magari non lo abbiamo mai avuto neanche durante la gestazione o nell’infanzia. Abbiamo quindi grande difficoltà ad autoindurci questi stati che sono però altamente benefici. In questa dimensione altra, entriamo in contatto con una sorgente vitale. Una dimensione che precede la forma, che ci riporta  esattamente dopo il nostro concepimento, uno stato potenziale in cui ancora non abbiamo dato forma a niente. Lì c’è tutto il nostro potenziale individuale e collettivo, la sorgente della vita.

Una dimensione oscura e quieta ma luminescente, con una presenza di energia potenziale. Una dimensione fondamentalmente onirica che noi marginalizziamo moltissimo nella nostra vita quotidiana, tanto siamo presi da quello che possiamo misurare, toccare, condividere e mostrare, raccontare e mettere sui social …. una esperienza così è difficilissima da condividere perché intima e personale ed estremamente evanescente.

Questo è il regno dell’intuizione. In questa dimensione viviamo dei flirt .. ci sono delle esperienze, idee, intuizioni, progetti che flirtano con noi e dei quali noi ci innamoriamo. Ma queste intuizioni, possono essere progetti, relazioni, figli, sintesi concettuali … a loro volta aspettavano noi e ci cercavano, volevano essere trovate.

Quindi quello che siamo chiamati a realizzare, che risuona con noi nella nostra parte più profonda è già lì. Non deve essere cercato chissà dove o chissà quando … o costruito chissà come.

Nel momento in cui incontriamo questi eventi, vediamo che erano già presenti e non sono una nostra creazione ma piuttosto un ritrovamento prezioso. Hanno bisogno di essere visti e riconosciuti perché attraverso questa osservazione e riconoscimento acquistano valore e si rafforzano fino a divenire reali.  Questo fenomeno potrebbe anche essere vissuto in maniera inconsapevole; io posso vivere questa esperienza di picco in cui sto in questa dimensione rarefatta e dispersa ma anche fiduciosa e non ricevere nessuna intuizione; poi nei giorni successivi ricevo aiuti o soluzioni sincroniche per la mia vita concreta senza che io abbia agito niente di particolare. Questo avviene perché ho attivato una dimensione interiore dove sono presenti le soluzioni (anzi dove non sono mai stati creati problemi).

Noi viviamo molto in un intrico dato da pensieri e emozioni che creano un labirinto interiore, dal quale è molto difficile uscire, restando sullo stesso piano. Muovendosi orizzontalmente sullo stesso piano, si trovano solo altre parti del labirinto. Questa dimensione invece è radicale e lo spazio è aperto, il tempo relativo. Tutto quello che viene costruito dalle nostre parti più superficiali viene disgregato e rimane solo l’essenziale che magari prima non era visibile perché la nostra coscienza si era dispersa e frammentata nel labirinto.

Vorrei sottolineare che la dimensione onirica che non è fantasia. La fantasia a mio avviso appartiene al labirinto e può portarci molto fuori dalla nostra centratura e da noi stessi, frutto di una proiezione, di una frustrazione  e può essere compensatoria. Qui invece non c’è niente di compensatorio, è una dimensione radicale, che va alla radice.

Sperimentiamo una realtà molto diversa, che è potenziale in ognuno di noi e accedervi è  una capacità naturale umana, come ben sapevano le società tradizionali che utilizzavano moltissimo queste capacità di conoscenza. Le tradizioni sciamaniche conoscono bene come passare la soglia per entrare in questo mondo, dove risiede il senso degli eventi.

Nell’esplorare questa dimensione, appare evidente la differenza tra il costruire ed il lasciar crescere. Noi abbiamo costruito tantissimo nella nostra società, senza prenderci cura delle radici in questo regno onirico, marginalizzando questa dimensione dove risiedono i semi che aspettano di vedere la luce. Penso che sia necessaria una integrazione sia a livello individuale che sociale altrimenti la nostra vita sarà sempre limitata e la nostra capacità di risolvere i problemi compromessa.

Abbiamo costruito tanto e marginalizzato il custodire ed il nutrire ciò che cresce da solo. Pensate a questo atteggiamento quanto impatta sulla educazione dei nostri bambini: noi cerchiamo di costruire delle persone invece di lasciar crescere e dare il setting migliore affinché tutto si svolga nel migliore dei modi, rispettando la loro integrità.

La mia sensazione è che sia in atto adesso un tentativo di questo grande guaritore che è il Campo Coscienziale della Terra di riportare una integrità alla nostra esperienza su questo pianeta grazie alla creazione di un setting che permette di entrare nella dimensione onirica per andare a ritrovare le nostre soluzioni personali. Non possono essere soluzioni imposte  o scelte da un altro per noi. Dobbiamo essere noi a trovarle andando nella nostra personale area del sogno. Stiamo vivendo tutti in questo esperimento dove la Coscienza Planetariia si è decisa di farci una seduta di riequilibrio energetico, dopo tanti segnali inascoltati.

Questo penso che sia il grande messaggio di questo momento, recuperare una integrità. E’ un trauma questo momento? si lo è. Come simboleggia la carta de La Torre, quello che è stato costruito dovrà passare dalla revisione impietosa della Coscienza Planetaria. Quello che invece viene nutrito perché già presente, era già predisposto, verrà rafforzato. Noi vediamo entrambe le cose in noi e fuori di noi: vediamo le cose che crollano e questo è traumatico, ma vediamo le cose che si sviluppano e crescono, chiedono la nostra attenzione e il nostro amore e questa è l’esperienza di guarigione.